venerdì, marzo 31, 2006

Ambush Marketing

ambush marketingNegli ultimi giorni mi stavo informando in merito alla sponsorizzazione di evento e mi sono imbattuto più volte, leggendo i contratti, nella clausola chiamata "Ambush Marketing".

Tutti siamo a conoscenza che durante un evento, piccolo o grande che sia, per tutelare gli sponsor paganti è vietata la presenza di brand che anche indirettamente possano trarre vantaggio in termini di visibilità. Per me come penso per molti era sottinteso. Per i grandi eventi sappiamo esserci un'area, uno spazio dentro il quale è possibile avere solo i loghi degli sponsor paganti. Ultimo esempio a riguardo ci è stato fornito durante le recenti Olimpiadi Invernali di Torino 2006 dove agli esercizi commerciali che nelle vicinanze degli stadi ospitanti le manifestazioni sportivi esponevano loghi non legati all'evento sono stati costretti ad oscurarli.

Sperando di fare un servizio di informazione utile riporto una serie di definizioni di ambush marketing prese su internet:

"Da qualche parte del mondo, dove la competizione è vita ed energia si parla di “Ambush Marketing” (“marketing da imboscata” o “parassitario”); avviene quando qualcuno sfrutta l’evento di altri per promuoversi. Se vuoi fare “ambush” ti devi mettere un cappellino con la marca di una bevanda energetica e poi passi per il green di un club di golf durante un colpo di Tiger Woods. Se sei fortunato e hai qualche media “consenziente” gli hai fregato un sacco di soldi e ti se fatto vedere in cinque continenti."

"In occasione di ogni grande evento sponsorizzato si registrano, infatti, episodi di ambush marketing (marketing da imboscata, appunto). Gli sponsor spendono decine di milioni di euro per legare il proprio nome all’evento olimpico e concorrenti spregiudicati utilizzano gli stratagemmi più singolari per sfruttare la visibilità dell’evento, associandovi indirettamente il proprio marchio con una spesa minore.

[...] È una problematica di vasto respiro, che comprende un’attenzione maniacale nella scrittura di ogni contratto per evitare, per esempio, che fornitori non ufficiali sfruttino indebitamente il loro ruolo del tutto marginale nell’evento. Ma si impone anche uno sforzo logistico per fare in modo che i luoghi nei quali si disputano le gare e, nei limiti del possibile, i percorsi di accesso, non siano inquinati da marchi concorrenti. Le trasmissioni televisive vengono organizzate in modo che non siano visibili eventuali cartelloni pubblicitari esterni ai campi o alle piste.

[...] È già trapelato qualche problema di commistione di marchi, anche se non si può ancora parlare di ambush marketing, per quanto riguarda i mondiali di calcio di quest’anno in Germania. Si è dovuto risolvere il problema del divieto di pubblicità della birra americana Bud, sponsor dell’evento, in Germania, perché creerebbe confusione con un marchio locale, la birra Bit, e si sta pensando a come gestire il concessionario Bmw di fronte allo stadio di Monaco, quando l’evento è sponsorizzato da Hyundai.

Per approfondire vi metto anche il link ad un caso concreto in occasione dei prossimi mondiali di calcio in Germania ed uno stralcio della carta olimpica sull'utilizzo dei brand durante le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 presentata agli sponsor e riportata sul sito del Toroc.

posted by Andrea Signori @ 31.3.06   1 comments

1 Comments:

At 7:49 PM, Anonymous Carlo Odello said...

Fa un po' ridere che sul sito del TOROC scrivano: "TOROC combatte l’ambush marketing per conservare e promuovere lo Spirito Olimpico". Nel senso: business is business, perché scomodare lo Spirito Olimpico?

 

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